Grotta del Borghetto

Questo grande antro di facile accesso è tra quelli noti da sempre alle popolazioni neroniane ed è fruibile a tutti, senza pericoli. Fornisce l’occasione per una escursione tranquilla nella forra del Presale con l’opportunità di notare come l’azione carsica agisca sui calcari ed abbia forgiato il paesaggio, consente di risalire a ritroso tutta la storia sedimentaria della dorsale umbro-marchigiana fino al Calcare Massiccio del Giurassico con eloquenti esemplificazioni di speleogenesi, cioè di come l’acqua generi grotte corrodendo la roccia.
La Grotta del Borghetto e diverse altre piccole grotte ubicate nell’intorno sono tronconi, ostruiti pochi metri all’interno, di condotte lunghe e importanti che attraversavano una vasta porzione di questo versante. La Grotta è un segmento portato alla luce dall’erosione esterna che ha troncato le gallerie ipogee. Alla luce di questa ipotesi è stata raggiunta la parte alta della grotta con ardite arrampicate, ma la teorizzata prosecuzione è stata trovata chiusa da concrezioni calcaree.

La grotta, essendo aperta anche in alto, resta illuminata e presenta temperatura e umidità variabili, caratteristiche che non permettono la presenza di fauna cavernicola ad eccezione, in prossimità dell’antro, della rara salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata), anfibio amante dell’umidità, endemico dell’Appennino e tanto raro e peculiare da essere scelto come logo dalla Unione Zoologica Italiana.

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