Grotta dei Cinque Laghi

Era il 22 maggio del 1982 quando Marco Bani, speleologo, dopo aver individuato una apertura sotto le pareti  della destra idrografica dell’Infernaccio, entrava per la prima volta in questa cavità, assieme a 2 colleghi della Sezione Speleologica di Città di Castello. Bastarono pochi fine settimana per conoscere tutta la grotta e trarne il rilievo topografico che ne testimonia uno sviluppo che sfiora il chilometro. Sette anni dopo furono  ancora gli speleologi tifernati a liberare dai detriti, dall’interno, un passaggio nella parte terminale della grotta e ad uscire sul prato dei Ranchi. Vi è un ingresso superiore della Grotta dei 5 Laghi, quello violato nel 1982, che fa di questo antro uno dei più frequentati del centro Italia, adatto per una iniziazione speleologica e perfetto per insegnare il fenomeno carsico.
Nella pubblicazione di Marco Bani, frutto della sua tesi di laurea in scienze naturali, sono state descritte 37 specie cavernicole, corredate di macrofotografie, cosa quasi unica per l’epoca.
Le grotte costituiscono un ambiente molto interessante per osservare gli adattamenti cui gli organismi vanno incontro per vivere in assenza di luce, con umidità relativa a saturazione e con temperatura costante di 7 gradi. La speciazione è molto più rapida che non all’esterno e questo ha consentito la scoperta di un insetto collembolo risultato sconosciuto alla zoologia e la nuova specie è stata dedicata allo scopritore, denominandolo Deuteraphorura banii.

Raschiando il riempimento dell’ingresso per violare la grotta sono venuti fuori resti di orso delle caverne, di lupo, di gatto selvatico, di una lepre gigante del Quaternario e di ungulati vari.

Ma le rocce del Giurassico hanno rivelato fossili ben più antichi, quelli di animali marini che popolavano quelle acque calde e basse di piattaforma corallina quasi 200 milioni di anni fa come i gasteropodi, o di acque che andavano approfondendosi come ammoniti e crinoidi.

Avventurarsi da soli senza conoscerne lo sviluppo potrebbe anche presentare le insidie di un percorso non scontato. Si sbaglia strada se non lo si conosce. Il pericolo è alto se non si è provvisti di luci affidabili e di riserva, se non si è abbigliati acconciamente come consigliato dall’umidità elevata e dalla temperatura di soli 7 gradi. I ricambi una volta usciti dalla grotta sono fortemente raccomandati, soprattutto nelle stagioni fredde.
La scelta migliore e obbligata è quella di affidarsi ad un gruppo speleologico che conosce bene la grotta o a guide professionali.

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