Cervo

Nella provincia di Pesaro e Urbino i cervi sono tornati spontaneamente migrando dalla valtiberina e dalle foreste casentinesi. Un miracolo in corso che va agevolato e protetto, per il valore biologico ed ecologico di questa specie.

La specie ha bisogno di ampliare il proprio areale di distribuzione, è in cerca di corridoi ecologici e ha trovato questa continuità nei rilievi boscosi dove insistono vaste aree demaniali, con fustaie di cerro e in divieto di caccia.

Il cervo è un animale sociale; in inverno possono ritrovarsi assieme oltre 50 cervi e in quel contesto si realizza una tregua da tutti i recenti scontri autunnali. In primavera le femmine gravide si sganciano a gruppetti di due o tre e si preparano alle nascite, che arrivano puntuali tra metà aprile, inizi di giugno.

I cerbiatti, che in genere sono solo uno, più raramente due, nascono in un luogo appartato, se possibile tra l’erba alta, distanziati uno dall’altro in caso di gemelli. Per settimane i cuccioli restano immobili stesi a terra, con il pelo della schiena maculato, silenziosi e senza odori perché i pochi contatti con la madre, che si limitano all’allattamento, sono seguiti sempre da un’accurata pulizia a robuste leccate con cui mamma cervo toglie a suo figlio l’odore che potrebbe avergli trasmesso. Mimetizzati, muti e inodore i piccoli sono molto più protetti che affianco alla madre che deve pensare a muoversi con scaltrezza, evitare pericoli e mangiare tanto. Mamma cervo e la sua prole vivranno in simbiosi almeno fino a dopo l’inverno, poi le giovani femmine rimarranno nei paraggi, i giovani maschi inizieranno ad allontanarsi cercando nuovi territori.

Il cervo (Cervus elaphus) della famiglia dei cervidi, ordine degli artiodattili, misura in lunghezza fino a 210 cm nei maschi e 180 cm nelle femmine, altezza al garrese sui 125 cm nei maschi e 110 cm nelle femmine, peso fino a 200 kg per i maschi, 130kg per le femmine. I maschi sviluppano, già dal secondo anno di vita un palco che si ingrandisce fino all’età di 8-9 anni quando l’animale raggiunge il massimo vigore. Il palco ogni anno, nell’ultima parte dell’inverno, cade a terra affinchè quello nuovo inizi a ricrescere. I palchi sono notoriamente lo specchio delle condizioni di salute: più solidi, più grandi e più simmetrici significa maschio in piena salute. Questa vistosa e ingombrante appendice è un ornamento per apparire più bello e più maestoso con il bramito e la criniera del collo, così da condizionare la scelta delle femmine e portare a desistere i maschi pretendenti. Solo quando il confronto visivo e quello vocale non basta si può giungere allo scontro fisico, rumorose scornate che quasi mai arriva al ferimento di uno dei duellanti.

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